11/12/2017

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI prima parte

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Introduzione

Con questo articolo inizierà una serie di approfondimenti dedicata al nostro territorio. Una sorta di cassetta degli attrezzi a cui poi, alla bisogna, ognuno di noi potrà far riferimento per avere un punto di partenza per le proprie riflessioni sia nell’occasione delle prossime elezioni, ma più in generale quando si troverà a confrontarsi con le tematiche riguardanti il nostro amato territorio.cimagrappa

 Nei prossimi mesi è mia intenzione andare a toccare tutti quegli aspetti del governo del territorio che secondo me sono fondamentali per l’evoluzione stessa del nostro comune: dall’aggregazione di comuni alla questione del restauro, dalla proposta di un nuovo modo di pensare la residenza alla questione dei centri commerciali, dalla valorizzazione del nostro patrimonio naturale alle vie ciclabili, ecc.

Tutti questi argomenti sono cruciali per ricomporre quel complesso puzzle che va sotto il nome di gestione del territorio, che mai come in situazioni simili alla nostra, si manifesta complesso e portatore di criticità. Bisogna ricordare che le problematiche insite nel nostro comune non sono strettamente peculiari di Asolo, “per fortuna” tali problemi sono riscontrabili in gran parte d’Italia e per alcuni aspetti anche all’estero, quindi abbiamo ampie possibilità di trovare spunti per uscire dall’empasse in cui ci troviamo. Modelli, soluzioni ed esempi saranno fondamentali per una migliore comprensione del problema e per capire quanto profondo e lungo dovrà essere il lavoro ri-generazione del nostro territorio.

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LA SITUAZIONE ODIERNA

La prima cosa da dire parlando del nostro territorio è che è una questione COMPLESSA. Il nostro territorio così come siamo abituati a viverlo nella nostra quotidianità è il frutto di un processo di evoluzione che dura da qualche migliaio di anni, cioè da quando i primi insediamenti paleoveneti hanno iniziato a colonizzare le nostre amate colline. Potrà sembrare forse un passo indietro troppo ampio, ma se non abbiamo cognizione da dove siamo partiti con maggior difficoltà, a mio modo di vedere, saremo in grado di individuare la meta futura. Con il passare delle epoche da quelle poche capanne sulle colline si è passati ad un vero e proprio centro abitato, Acelum, che dall’epoca romana al primo dopoguerra ( quindi il 99,9 % della sua storia ) ha avuto una crescita lineare ed armoniosa con il paesaggio, ma se guardiamo la pianura oggi ci rendiamo conto che questo processo lento ed armonioso ha subito in qualche punto della storia uno sconquasso. Il punto di rottura, se così si può chiamare la forte accelerazione dal punto di vista dello sfruttamento del suolo, si è avuto con il boom economico degli anni ’50-’60. Se fino a prima il nostro paesaggio si poteva ricondurre ai canoni di un territorio agreste, punteggiato di piccoli centri urbani compatti e con una minima presenza di insediamenti industriali con il dopoguerra questa fisionomia è stata completamente stravolta. Un nuovo MODELLO è andato prepotentemente imponendosi sia a livello sociale che economico e, di conseguenza, anche nel rapporto tra società e territorio. I nuovi capitali a disposizione della popolazione hanno portato  ad una prima ondata di costruzioni che con i decenni ha costituito una vera e propria “marea” capace di omogeneizzare il nostro paesaggio. Per la prima volta ha fatto la sua comparsa una tipologia di edificio che secondo me rappresenta a pieno quest’epoca: la villetta. Spesso ad un piano ( vano tentativo di imitazione delle avanguardie dell’epoca). Spesso con poco giardino ( il verde è svuotato di ogni sua funzione produttiva, è solo rappresentazione). Spesso appoggiata su una collinetta ( la vanità dei proprietari che vogliono emergere da quei campi che gli hanno dato i natali ). Spesso più semplicemente, oggigiorno, da abbattere.

Questo modello, se può rassicurarci, non ha attecchito solo nel nostro territorio comunale, o comunque nelle nostre vicinanze, ma anzi, è caratteristico di tutta la pianura padana ( con degli esempi anche all’estero tra Belgio e Olanda ) e prende il nome di CITTA’ DIFFUSA. Un unicum di case, aziende, laboratori, campi, centri storici, strade e ferrovie; un ammasso informe, senza gerarchie se non quei residui centri urbani di matrice ottocentesca, che qua e la spuntano come “anomalie” di un sistema che si estende, senza soluzione di continuità, da Torino a Trieste.

Il nostro comune è calato totalmente in questo modello insediativi, senza eccezione. Lampante è la situazione di Casella o di Villa d’Asolo, ma non meno problematica è la situazione della parte collinare del comune, ormai punteggiata omogeneamente di costruzioni ( per lo più residenziali, ma non meno impattanti dal punto di vista dell’uso del suolo ). L’abitato di Casella può essere preso ad esempio di come questo modello, il cui perno e condizione fondativa è l’utilizzo dell’automobile da parte della popolazione per assolvimento di ogni attività della vita quotidiana, ad oggi, mostri tutti i suoi limiti. Schematizzando potremmo dire che Casella è costituita da un insieme costruzioni sorte tra gli anni cinquanta ed oggi lungo le due direttrici di traffico principale ( quella est-ovest tra Montebelluna e Bassano del Grappa e quella nord-sud tra Asolo e Altivole ) e al quel nucleo originale costituito da casa Serena, Villa Razzolini e pochi altri edifici storici. La mancanza di un disegno globale è evidente: manca, prima di tutto, una piazza, un tessuto di percorsi pedonali protetti, delle aree pedonali attorniate da negozi, manca in poche parole un Centro, un nucleo con cui poi tutto il circondario dovrebbe porsi in relazione, creando gerarchie di spazi e funzioni.

A Villa d’Asolo, anche se è presente uno “spiazzo” ( sarebbe troppo chiamarla piazza ), la priorità è un'altra: l’abitato è isolato dal resto del tessuto urbano comunale. Un'unica strada principale, come un lungo cordone ombelicale unisce Villa alla strada Castellana e da li a Sant’Appolinare e Casella. Zero piste ciclabili, zero marciapiedi. Altra sfaccettatura di una crescita “spontanea”, o meglio, operando in deroga ai vari piani che si sono alternanti nel tempo per il governo del territorio.

L’incapacità, o la non volontà, di essere fedeli al disegno proposto da un piano urbanistico, con tutto quello che esso comporta nella decisione di strategia di crescita da mettere in campo ha portato via via nei decenni a questa estrema frammentazione del tessuto urbano.

Oggi giorno, fatte queste premesse, le soluzioni da mettere in campo devono essere giocoforza diverse sia per contenuti che per efficacia. Il legislatore ha in qualche modo ha fornito nuovi strumenti per il governo del territorio con la legge 11 del 2004 introducendo una coppia di nuovi strumenti il P.A.T. ( Piano di Assetto del Territorio )e i P.I. ( Piani di Intervento ) al posto del superato P.R.G.

Un balzo in avanti però va fatto anche nei contenuti, non è più possibile pensare al territorio come nei decenni passati, non fosse altro perché non c’è più la stessa quantità di spazio libero utilizzabile. Parole come recupero, restauro, rigenerazione devono diventare i pilastri su cui fondare lo sviluppo urbano dei prossimi decenni. E anche un'altra parola, quasi un tabù, dovrebbe andare a comporre questo nuovo lessico: DEMOLIZIONE. Dobbiamo iniziare a pensare che non tutto quello che è stato costruito negl’ultimi cinquant’anni merita di sopravviverci. Ci sono singoli edifici, o talvolta intere parti di paese che potrebbero benissimo lasciar posto a nuovi edifici pensati e costruiti con i canoni della quotidianità.

 Un altro tassello nella radiografia della situazione odierna è quello riguardante la popolazione e il suo andamento nel tempo. Oggi nel comune di Asolo siamo circa 9200 persone, con un trend di crescita che è di molto diminuito negli ultimi tre anni. Se dagli anni novanta ad oggi siamo passati da 6000 a 9000 abitanti, ora, vogliasi per la crisi che ha fatto spostare quella fetta di popolazione immigrata verso nuove mete o per la scarsa natalità ormai caratteristica della situazione italiana, le previsioni sono molto caute e ipotizzare che da qui a 10 anni saremo molti di più più che un azzardo è inverosimile.

Questa in breve la situazione odierna: un territorio con una lunghissima stratificazione, una  fortissima complessità ( nella sua accezione più negativa ) data anche da un apparato normativo che l’ha se non incentivata quantomeno concessa e una popolazione stabile che prevede di mantenersi su questi numeri anche per i prossimi anni.

Andrea Regosa

 

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